Il tumore della prostata

Il tumore della prostata

Il tumore della prostata è una delle patologie più frequenti nel sesso maschile. E’ raro che si presenti sotto i 50 anni ed è associato ad una forte familiarità; per intenderci, nelle famiglie con soggetti affetti da tumore prostatico, la possibilità che un parente di primo grado (figlio, fratello etc)  si possa ammalare è all’incirca il doppio.
Negli USA sono poco meno di 240.000 casi all’anno, mentre in italia sia stima che siano poco piu di 23.000.
Negli USA vi sono più di 2.500.000 di uomini che vivono con tumore della prostata.

Che cosa è un tumore?
Il tumore è un processo che può avere diverse forme di sviluppo, ma per semplicità, possiamo immaginare che un gruppo di cellule destinate ad avere un preciso compito nell’organismo, ad un certo punto perdano le loro caratteristiche distintive ed inizino a replicarsi rapidamente, senza un preciso ordine ed una precisa finalità. Quanto più questo processo è rapido tanto più il tumore tende ad avere caratteristiche di aggressività. Man mano che questo processo “afinalistico” va avanti, possiamo avere una disseminazione di cellule che si espandono oltre i limiti dell’organo da cui nascono, ( disseminazione per continguità) oppure possono muoversi attraverso la linfa o il sangue dando origine a delle metastasi.

Che cosa è la prostata?
La prostata è una ghiandola, a forma di castagna, che si trova sotto la vescica nel maschio e che abbraccia il canale che porta fuori urine e liquido seminale, cioè l’uretra.
Il compito principale della prostata è quella di fornire alcuni elementi volti all’arricchimento del liquido seminale.

Quali disturbi dà il tumore della prostata?
Il tumore della prostata, soprattutto quando diagnosticato precocemente NON DA PARTICOLARI DISTURBI.

  • questo vuol dire che non è vero che chi avverte disturbi urinari ha un rischio significativamente più alto della media di sviluppare un tumore della prostata
  • questo vuol dire che non è vero che chi non ha disturbi non corre alcun rischio di sviluppare il tumore della prostata

In forme più avanzate, il tumore della prostata può effettivamente dare disturbi urinari, come difficoltà allo svuotamento della vescica o sangue nelle urine, ma si tratta di una percentuale molto ridotta di soggetti.

La prognosi del tumore della prostata
La prognosi del tumore della prostata è complessivamente BUONA!
Come per molti tumori, prima viene diagnosticato e meglio è. Negli USA, 80.9% dei pazienti viene diagnosticato quando la malattia è in uno stadio localizzato ( cioè all’interno della prostata).
La probabilità di sopravvivenza complessiva negli USA ( dove l’abitudine a fare diagnosi precoce è più diffusa che in Italia) è del 99.2%.
Se la malattia è localizzata la probabilità di sopravvivenza a 5 anni sale al 100%, se viceversa si presenta in forma metastatica, ( cioè si è disseminata a distanza) questa probabilità scende al 27.9%. [FONTE: national cancer institute – SEER – USA]

La diagnosi precoce del tumore alla prostata
Il tumore della prostata ha una elevatissima probabilità di guarigione se diagnosticato precocemente; non solo, ma oltre ad una elevata sopravvivenza, riuscire a diagnosticare precocemente un tumore prostatico consente di fornire al paziente il trattamento “minimo indispensabile” per garantire la cura della malattia; talvolta, in pazienti selezionati, non si rende necessaria alcuna cura, ma solamente uno stretto programma di controlli “sorveglianza attiva” volti a seguire lo sviluppo della malattia, pronti ad intervenire nei casi in cui vi sia davvero necessità.
Altrimenti, è comunque possibile garantire  una prognosi eccellente, mantenendo la qualità di vita del paziente, grazie a trattamenti sempre più all’avanguardia, tra cui la prostatectomia radicale robotica.

Come avviene la diagnosi:
nei soggetti di età superiore ai 50 anni è buona norma effettuare una visita urologica ed un controllo del PSA. Oltre al cosiddetto PSA totale, esistono altri surrogati come il PSA libero, il PSA density etc che possono essere valutati dall’urologo per meglio definire l’opportunità o meno di procedere con ulteriori accertamenti.
Qualora i valori del PSA e/o l’esplorazione rettale lo suggeriscano, è possibile che venga posta indicazione ad effettuare una biopsia prostatica.

Nota bene: e’ pratica diffusa, quanto sconsigliabile quella di effettuare ripetute ecografie transrettali di controllo. L’ecografia transrettale è utile per acquisire una serie di informazioni ( forma, volume prostatico,  volume dell’adenoma, etc) anche molto importanti, ma non ha, ad oggi, dimostrato di aggiungere nulla alla diagnostica del tumore prostatico.
E’ opportuno utilizzarla quando si deve procedere con una biopsia prostatica, per poter guidare l’ago nei “quadranti prostatici” corretti.

Che cosa è la biopsia prostatica?
La biopsia è una procedura che attraverso al guida della sonda ecografica, consente di prelevare dei campioni di tessuto prostatico e di farli analizzare dall’anatomopatologo.
La biopsia viene oggi effettuata con numerosi prelievi, solitamente tra 10 e 18 prelievi, in anestesia locale.
Le tecniche bioptiche prevedono l’inserimento della sonda ecografica nel retto del paziente e previa anestesia locale, l’inserimento di un ago attraverso il retto ( tecnica transrettale, la più diffusa) o attraverso il perineo, tra lo scroto e l’ano del paziente.
E’ una procedura fastidiosa ma tollerabile.

Leggere e comprendere la biopsia prostatica:
Uno dei momenti più delicati e stressanti per il paziente è quello della consegna dell’esame istologico (cioè dell’esame dei campioni di tessuto che sono stati analizzati).
L’esame istologico ci dice se nel tessuto che è stato sottoposto ad esame microscopico, vi sono cellule tumorali.

  • nel caso in cui non vi siano cellule tumorali: nel referto non compare la parola “neoplasia” o “adenocarcinoma”. In questo caso abbiamo la certezza che nel tessuto in esame non vi sono cellule tumorali o displasiche. Questo ovviamente è un dato molto favorevole, ma non ci esime dall’effettuare controlli successivi, perché il tessuto campionato alla biopsia prostatica rappresenta una parte della prostata e non esclude al 100% che vi possano essere piccoli focali di tumore nelle zone della prostata non campionate. ( questo spiega il perché molti uomini con una prima biopsia negativa si trovino a doverne effettuare talvolta una seconda o anche una terza e una quarta; raramente oltre…)
  • nel caso in cui vi siano cellule tumorali: per capire la “gravità” del problema, dobbiamo capire il livello di aggressività della malattia. Questa viene espressa, al di là di altri parametri, dal cosiddetto grado Gleason che si presenta come la somma di due numeri. Nella maggioranza dei casi 3+3=6. In questo caso si tratta di un tumore prostatico ben localizzato con ottima probabilità di guarire. Insieme al PSA e all’esito dell’esplorazione rettale, il grado Gleason fornisce all’urologo le informazioni più importanti per fornire al paziente le indicazioni terapeutiche.
    Forme di aggressività intermedia sono i Gleason 3+4 e 4+3, mentre dal Gleason 4+4 fino al 5+5, si tratta di forme più aggressive.
  • Nel caso in cui non vi sia cenno di presenza di tumore, ma compaiono queste dizioni:a) PIN ( neoplasia intraepiteliale)
    b) ASAP: (proliferazione microacinare atipica)Si tratta di forme non chiaramente tumorali, ma neanche di tessuto completamente sano.
    Senza entrare nel dettaglio di che cosa siano tecnicamente PIN e ASAP, quando alla biopsia si riscontra uno, l’altro o entrambi, abbiano una situazione di assenza di tumore evidente, ma di alta probabilità che possa venir diagnosticato alla biopsia successiva. In questo caso, appunto, è importante programmare una biopsia successiva a breve distanza dalla precedente.

Nota Bene: Chiaramente se è concomitante un tumore franco, la presenza di PIN o ASAP non modifica le scelte terapeutiche

La stadiazione del tumore alla prostata
Una volta che la biopsia prostatica ci ha rivelato che nei campioni in esame ci sono cellule tumorali, sarà importante capire l’aggressività e l’estensione della malattia che ci troviamo ad affrontare.
Una prima serie di informazioni le acquisiamo dai parametri già in nostro possesso.
PSA ( se < 10 siamo in area di basso rischio)
Gleason Score ( se < 7 siamo in area di basso rischio)
Esplorazione rettale (se l’urologo che ci ha visitato ci ha detto che non si sentivano noduli siamo in area di basso rischio).

Quando i fattori suddetti identificano un area di basso rischio, non si rendono necessari ulteriori accertamenti e possiamo procedere con la scelta terapeutica del caso.

Qualora i fattori suddetti identifichino un rischio intermedio o elevato sarà opportuno procedere con accertamenti ulteriori volti a definire se vi siano rischio che la malattia sia disseminata ai linfonodi ( e per questo si esegue la TAC) o alle ossa ( per questo si esegue la scintigrafia ossea).
In forme particolarmente avanzate, possono evidenziarsi eventuali altre problematiche che vanno accuratamente identificate e trattate da parte dell’urologo curante.

LA TERAPIA DEL TUMORE PROSTATICO